Disturbo da accumulo

“Gli oggetti son cose che non dovrebbero commuovere, poiché non sono vive. Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più. E a me, mi commuovono, è insopportabile. Ho paura di venire in contatto con essi proprio come se fossero bestie vive”.

La tenerezza e il turbamento, provocati in noi dagli oggetti della nostra vita, nelle parole di Sartre.

Oggetti che diventano “bestie vive” per chi si imbatte nel Disturbo da accumulo nel corso della propria esistenza.

Si tratta di un disturbo legato ad un intenso bisogno di avere e conservare un numero infinito di oggetti, senza necessità di utilizzarli né di buttarli mai via, senza riuscire ad eliminarli.

Il Disturbo da accumulo, noto anche come Disposofobia(termine, questo, che si riferisce alla paura che gli oggetti vengano portati via da qualcuno) o conosciuto come Sindrome da accumulo compulsivo, è stato riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come un disturbo con proprie specifiche caratteristiche che lo differenziano dal disturbo ossessivo-compulsivo a cui veniva ricondotto. Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo include nella sua ultima revisione.

E’ un disturbo che assume diverse forme, una su tutte e che vale per ogni altro tipo di disturbo è la forma unica che si manifesta in ogni soggetto che lo porta, ma, in linea generale, ci sono individui che accumulano oggetti senza alcun criterio e altri che scelgono oggetti appartenenti ad una stessa categoria.

Cos’è l’esistenza di queste persone?

L’esistenza è una cosa…

Invasi da un vuoto, da una separazione, da una mancanza, ne ricercano una presenza fisica che riempia la loro vita, la loro casa.

Spazi che diventano impraticabili a causa dei tanti oggetti accatastati fino a perderne la loro funzionalità originaria, fino a “schiacciare” non solo l’identità ma la fisicità, i corpi di chi vive in queste case e di chi non può più entrarci.

La tragica storia dei fratelli Collyer, ritrovati cadaveri, sepolti da tutto quello che avevano conservato, trasmette tutta l’intensa sofferenza psicologica, la grave limitazione della libertàindividuale e la disperata pericolosa ricerca d’amoreche si nasconde dietro queste patologie.

La correlazione, spesso ma non sempre, con altre patologie quali i Disturbi depressivi, la Demenza, i Disturbi d’ansia, non ne allevia l’intensità e l’importanza.

Una forma, relativamente recente, che può assumere questo disturbo è l’accumulo digitale: vengono conservati per anni tutti i documenti, tutte le e-mail, le conversazioni whatsapp, tutto quello che è stato scaricato dal web, senza mai usare l’opzione “elimina” per “alleggerire” e dare senso ai contenuti.

Anche questo in cui ci troviamo adesso leggendo queste parole  è uno spazio della vita di ognuno di noi.

Abitiamolo pensando che diventa luogo, il luogo che riempiamo dei nostri contenuti. Contenuti che sono il significato della nostra storia. Contenuti che danno forma alla nostra esistenza.

 

Dott.ssa Nunzia Aiello

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