Gli psicologi non possono insegnare ai counselor! In terpretazione del nuovo articolo 21 del codice deontologico.

Della serie: a “cattivo intenditore….. tante parole”!

PsiVScounselor

Mi chiedo se ci fosse addirittura la necessità di interpretarlo il nuovo articolo 21, che è stato modificato appositamente per impedire il coinvolgimento degli psicologi nello sviluppo di figure professionali che commettono un vero e proprio esercizio abusivo della professione.

Fino ad ora non sono mai riuscita a trovare qualcuno che mi sapesse definire concretamente la differenza del lavoro dello psicologo da quello del cosiddetto counselor.

Parlo del lavoro dello psicologo non dello psicoterapeuta!

Come è possibile vedere anche dall’immagine il lavoro dello psicologo comprende entrambe le professioni di counselor e di coach.

In ogni caso ecco l’ultima newsletter dell’ordine che chiarisce definitivamente le idee sull’art. 21:

Interpretazione dell’articolo 21 del Codice deontologico

In seguito alla richiesta di chiarimento da parte dell’Ordine del Lazio circa gli ambiti applicativi degli articoli del Codice deontologico modificati dal Referendum recentemente svoltosi, il CNOP nella seduta del 13 e 14 dicembre ha finalmente approvato all’unanimità una nota esplicativa a firma del presidente Palma.

L’Ordine del Lazio accoglie con favore l’interpretazione fornita dalla nota che consente l’insegnamento e la promozione delle conoscenze psicologiche anche a non psicologi nel pieno rispetto dell’art. 33 della costituzione, pur mantenendo invariata la limitazione dell’insegnamento degli strumenti propri della professione psicologica.

Di seguito pubblichiamo integralmente la nota:

NOTE DI CHIARIMENTO SULL’APPLICAZIONE DELL’ART. 21 DEL CODICE DEONTOLOGICO

L’art. 21, nel rispetto dell’art. 33 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere, e libero ne è l’insegnamento”), non intende affatto limitare la libertà di insegnamento della Psicologia, né tanto meno ostacolare la diffusione delle conoscenze psicologiche. Promuovere in altri ambiti professionali, anche attraverso attività dirette di insegnamento, di informazione o di divulgazione, una cultura psicologica scientificamente fondata, che favorisca la comprensione dei processi psicologici individuali e sociali, è un’azione auspicabile non solo sul piano della crescita socio-culturale, ma anche per lo sviluppo della nostra professione.

Ciò che l’art. 21 intende specificatamente sanzionare, quindi, è l’attività di insegnamento dello psicologo, rivolta a persone estranee alla professione, che ha come oggetto e finalità dell’azione didattica l’apprendimento e l’acquisizione delle specifiche competenze tecniche della professione di psicologo.  In altri termini non è l’area del “sapere psicologico” che va tutelata e riservata, quanto l’area del “saper fare” lo psicologo. L’acquisizione delle competenze professionali, infatti è riservata – come ricorda lo stesso art. 21 –  “agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti”.

E’ da ritenersi sanzionabile la partecipazione diretta dello psicologo, in qualità di organizzatore, docente o formatore, a corsi o eventi che dichiarano esplicitamente di rilasciare a fine percorso titoli o attestati di acquisizione di competenze in evidente contrasto con la normativa sulla professione di psicologo. Appare, infatti, particolarmente grave il coinvolgimento dello psicologo in attività che favoriscano l’esercizio abusivo della professione.