La psicologa risponde: consiglio per un figlio adolescente

S.O.S PRE-ADOLESCENZA: NON RICONOSCO Più MIO FIGLIO!

La richiesta:

Salve volevo un cosiglio per riuscire a relazionarmi con mio figlio 11enne.
Era un bambino molto curioso e attento, con l’inizio della 1 media i suoi voti sono buoni ma le professoresse lamentano la sua poca attenzione e la facilità a distrarsi. In effetti dall’inizio della scuola ha fatto molti pasticci proprio perchè non mette attenzione nelle cose che fa ( un giorno ha dimenticato di spegnere il cellulare che poi ha squaillato durante la lezione e ha avuto un richiamo, un altro giorno ha messo sulle spalle di un compagno un biglietto con su scritto datemi un calcio, un altro giorno insieme ad un compagno hanno abbassato i pantaloni ad un altro compagno, qui ci siamo arrabbiati molto è una cosa molto brutta, ma lui ha detto che questo scherzo è stato fatto anche a lui da altri compagni e lui si è messo a ridere quindi pensava fosse divertente….).
Se proviamo a parlargli a volte si chiude e ci accusa di non avere fiducia in lui. Quando riusciamo a parlargli sembra non ascoltarci e qualche volte ci ride in faccia dicendo che lo facciamo ridere.
Noto che fa un pò lo sbruffone, il pagliaccio, vuole essere divertente, ma non riesce a capire che in classe durante le lezioni non è un atteggiamento corretto.
Come possiamo fare per responsabilizzarlo? Era un bambino brillante a scuola, ma ora fa il minimo indispensabile e temiamo che con il tempo si perda.
Su alcune cose é un superficiale, non pensa alle conseguenze delle sue azioni, per lui è tutto un gioco divertente.
Cosa abbiamo sbagliato? Cosa possiamo fare?
Grazie.

 

LA PSICOLOGA RISPONDE

Cara mamma,

può tirare un respiro di sollievo, suo figlio non ha nulla che non va, voi genitori probabilmente non avete fatto nessun errore ed anche nel caso ne aveste fatto qualcuno, state certi che il cambiamento che mi ha descritto non dipede da voi, ma da un processo di crescita che è fisiologico e normale, suo figlio infatti non è più un bambino, ma un pre-adolescente e proprio da pre-adolescente si sta comportando.

La pre-adolescenza è una fase della vita che indicativamente si può ritrovare tra i 10 e i 13 anni , precede dunque l’adolescenza ed è caratterizzata da cambiamenti fisici, ma soprattutto cognitivi ed emotivi.

A livello fisico i cambiamenti possono essere più o meno evidenti; se nelle femmine infatti compare il menarca e comincia a crescere il seno, i maschietti sembrano per lo più ancora dei bambini.

A livello cognitivo invece comincia a svilupparsi il pensiero ipotetico-deduttivo, il ragazzo comincia a fare ragionamenti più complessi e astratti, di conseguenza sviluppa uno sguardo critico verso ciò che lo circonda, genitori in primis.

La tendenza a distrarsi a scuola e l’atteggiamento da sbruffone non mi sorprendono perchè sono la conseguenza di un cambiamento di interessi nella vita di vostro figlio. Se durante l’infanzia il suo comportamento era orientato a ricercare l’approvazione di mamma e papà, e degli adulti in generale, ora per il ragazzo fondamentale importaza riveste l’accettazione da parte dei coetanei. Quindi, probabilmente, le bravate che mi ha descritto sono state compiute proprio con l’intento di essere divertente, senza malizia o cattiveria, non tenendo in considerazione le conseguenze che ne potevano derivare.

L’atteggiamento critico nei vostri confronti non vi deve spaventare perchè anche se non sembra è salutare, è un tentativo di staccarsi dai genitori, per avere lo spazio per sviluppare la propria indentità. Per staccarsi dai genitori, il ragazzo ha bisogno di criticarli, sfidarli, opporvisi, in modo fa poter sperimentare la propria separatezza.

Ma veniamo ora alla sua domanda: come posso relazionarmi con mio figlio?

Sicuramente la relazione che avete con lui va riaggiustata in vista di questa maturazione.

Controproducente sarebbe irrigidirsi in un atteggiamento autoritario, continuando a trattarlo come un bambino, quindi iponendogli regole e punizioni senza ascoltarlo. Un atteggiamento del genere infatti non farebbe che esasperarne la ribellione e l’allontanamento, rovinando anche il rapporto genitori-figli.

Anche l’atteggiamento opposto, ovvero dare massima libertà, fare l’amico piuttosto che il genitore, risulterebbe pericoloso, in quanto il ragazzo ha comunque bisogno di sperimentare i propri limiti nella relazione con l’adulto e di sentirsi protetto dai genitori, contenuto e guidato da delle regole.

L’atteggiamento ideale è quello del genitore che, non sentendosi minacciato dalla ricerca di autonomia del proprio figlio, si mostri rispettoso e interessato alle idee, pensieri, proposte del ragazzo e disponibile a negoziare certe regole in vista delle nuove esigenze del figlio.

Il genitore deve essere fermo, ma anche elastico, nel senso che continuerà a guidare il figlio verso valori e regole che ritiene importanti trasmettergli, ma al contempo sarà aperto all’ascolto delle critiche che il figlio farà a questi valori e regole e talvolta potrà concedere delle deroghe, per dare l’opportunità al figlio di sperimentare in sicurezza nuove autonomie.

A livello emotivo poi i pre-adolescenti, come anche gli adolescenti hanno tendenza a esprimersi in maniera molto estrema: chiudersi, arrabbiarsi ed aggredire, ridicolizzare e provocare. E’ importante accogliere queste emozioni e la loro manifestazione eclatante senza spavenarsi, tenere presente che con questi atteggiamenti vostro figlio vi sta comunicando qualcosa, quindi non fatevi prendere anche voi dalla rabbia o dallo sconforto, ma osservatelo, cercate di capire cosa c’è sotto questa rabbia, questa chiusura e questa provocazione e provate a dialogare con lui, scegliendo il momento e le modalità più opportune per farlo.

Come ho già detto, in questo periodo della sua vita il ragazzo sta sviluppando il pensiero ipotetico deduttivo, quindi è capace ed incline a parlare in termini astratti, però forse ancora certi ragionamenti possono avere delle défaillance, in quanto non ha la maturità e l’esperienza di un adulto. Quindi per esempio se avete notato che non pensa correttamente alle conseguenze delle sue azioni, la cosa migliore che potete fare quando parlate con lui è aiutarlo a sviluppare questo tipo di pensiero. Allo stesso modo potete aiutarlo a sviluppare l’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni degli altri. Ad esempio facendolo riflettere sul fatto che abbassare i pantaloni per certe persone viene vissuto come uno scherzo, per altre però può essere vissuto con profonda vergogna e umiliazione. Parlate con lui fiduciosi che possa seguire i vostri ragionamenti e comprenderli, non per accusarlo, ma per farlo riflettere.

Il messaggio che deve passare è che se ha sbagliato una volta non è perchè è cattivo, ma perchè casomai non ha valutato bene la situazione; non è lui ad essere sbagliato, ma piuttosto il comportamento che ha avuto in una determinata circostanza. In questo modo sarà più propenso ad ascoltarvi e ad cogliere i vostri sugerimenti perchè non sentirà di doversi mettere sulla difensiva. Fate in modo che i suoi errori diventino un’occasione di apprendimento e non di attacco alla sua persona.

Per quanto riguarda il rendimento scolastico, capita spesso che bambini bravissimi abbiano un crollo alle scuole medie, molti fattori possono concorrere a questo cambiamento: vostro figlio si trova in un nuovo contesto, con nuovi insegnanti ai quali deve adattarsi, è richiesto un impegno scolastico maggiore e se alle elementari gli bastava stare attento in classe, adesso deve studiare e potrebbe non aver ancora trovato il metodo di studio più adatto alle proprie caratteristiche. Inoltre mentre l’età delle elementari è caratterizzata da una fase di latenza pulsionale, in cui la spinta principale è apprendere, il periodo delle medie si caratterizza per lo sviluppo di nuove pulsioni che dirigono la sua attenzione verso gli amici e le amiche, più che verso libri ed insegnanti.

 

Mi chiedete come responsabilizzarlo a livello scolastico:

Per prima cosa potreste verificare se è un problema di metodo di studio, e quindi proporgli diverse tecniche (ripetere, schematizzare, ecc..), discutete insieme su quali sono le difficoltà che trova; si impegna veramente poco o in realtà si mette a studiare, ma le cose non gli entrano in testa? Perchè in questo secondo caso probabilmente è il metodo di studio che va cambiato.

Tenete presente poi che più diverrà grande, più la motivazione a studiare per essere vincente dovrà essere legata alle sue aspettative e progetti futuri. Quindi se si impegnerà a studiare non lo farà più per compiacere i genitori o per prendere un bel voto, ma perchè ha degli obiettivi da raggiungere o delle passioni; per esempio da grande vuole diventare un veterinario e quindi si applica in scienze, un cantante internazionale e quindi si applica in inglese e in musica. Quindi per responsabilizzarlo è importante aiutarlo a sviluppare una motivazione intrinseca e non estrinseca allo studio, sostenere le sue passioni e stimolarlo a svilupparne delle nuove.

Buon lavoro,

Dott.ssa Silvia Piavento