Sui disturbi depressivi

Il termine “depressione” è ormai di uso comune ma è molto generico e per nulla esaustivo rispetto ai diversi quadri clinici psicopatologici.

I disturbi depressivi sono molteplici e, per quanto ci siano criteri diagnostici che definiscono i diversi tipi di disturbo, ogni persona con disturbo depressivo lo manifesta in maniera del tutto unica, portando il disagio insieme alla storia della sua vita.

In ogni storia bisogna considerare gli aspetti della personalità del paziente, in quanto la manifestazione dei sintomi è diversa nei diversi tipi di personalità. In una struttura di personalità paranoide il quadro depressivo si esplicita diversamente rispetto, per esempio, a come sarebbe in una struttura di personalità narcisistica, come diversi saranno l’evoluzione e il trattamento.

In ogni storia sarebbe auspicabile riuscire a captare i sintomi iniziali per intervenire tempestivamente così come è importante riconoscere dei quadri depressivi mascherati in cui non compare una sintomatologia florida ma dei segni da interpretare.

E ancora, in alcuni quadri clinici depressivi il desiderio di guarire è fortemente presente nonostante non si abbia la capacità di realizzarlo, mentre in altri questo desiderio è totalmente assente.

La tipologia di sintomi, inoltre, comporta conseguenze funzionali più o meno lievi in base all’età di insorgenza della patologia. Un disturbo depressivo in età evolutiva si differenzia (e di molto) da un disturbo che si manifesta in età adulta, così come cambia la stessa patologia in età avanzata.

Cosa diciamo, quindi, dicendo “depressione”?

Certo, le dinamiche affettive, le prestazioni cognitive, l’attività psicomotoria, il sistema neurovegetativo sono gli stabili ambiti coinvolti in ognuno dei diversi disturbi depressivi, ambiti la cui compromissione varia in base alla gravità, alla persistenza, al decorso della patologia.

Patologia che narra una perdita, un vuoto, una colpa, una disperazione, un dolore incomparabili, specifici in ogni persona.

Patologia che costruisce sintomi e che, quindi, riconosce un ruolo attivo a chi la manifesta.

Il paziente depresso, attivamente, costruisce una storia distruttiva. La sua storia distruttiva. La sua storia.

E lo fa col suo stile personale, lo fa con gli strumenti che conosce, con gli affetti che ha o non ha esperito, col suo modo unico di stare al mondo in quel momento.

I contenuti divulgativi, pur permettendo una conoscenza dei sintomi, delle caratteristiche patologiche, non vanno generalizzati, né possono mai sostituirsi a diagnosi cliniche da effettuare presso centri e sedi opportune, affidandosi a professionisti della salute mentale che hanno il compito e la possibilità di creare nuove storie insieme a chi porta la storia di una sua vita dolorosa

Articolo a cura della

Dott.ssa Nunzia Aiello

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