Siamo tutti un po’ psicologi…

Io non vado dallo psicologo, non sono matto! Vado dal mio personal life coach o dal mio counselor, quello si che va di moda.

Quante volte ho sentito frasi di questo tipo, che ovviamente sono completamente prive di senso… ma purtroppo fanno parte del senso comune. La cosa mi ha fatto riflettere in questi giorni su quanto la situazione sia preoccupante. Non solo nel campo della psicologia ma anche nel campo di varie professioni. Esistono una serie di individui che si spacciano per professionisti vendendo servizi alla moda e di alta qualità, ma ho i miei dubbi sulla supposta qualità che decantano.

Voglio condividere varie situazioni in cui mi sono imbattuta per caso nell’ultimo mese, alcune mi sembrano veramente allucinanti ma lascio ai lettori la possibilità di leggerle prima di conoscere il mio pensiero al riguardo.

Non posso assicurare l’assenza di sarcasmo nei vari racconti…

1) l’esploratore del pianeta che con un tocco cura dolori cronici

per caso mi sono imbattuta in questo annuncio di cui riporto degli stralci.

“Sono un esploratore del pianeta e delle sue vite… sto studiando a Vienna il Metodo Grinberg (una sorta di psicoterapia corporea…)

…non è facile inserirsi con questo lavoro a causa della mentalità ancora molto primitiva…

È un metodo che insegna, attraverso il tocco, a prestare attenzione (body attention) e ad incrementare il tuo livello di energia.

Può quindi essere rivolto al recupero di condizioni fisiche, ad esempio dopo un intervento, un incidente o una malattia, o al recupero da un dolore cronico o condizioni simili o può essere utilizzato per fermare ciò che non vuoi sperimentare nella tua vita: se ti porti addosso una vecchia paura, ad esempio.”

 

Leggendo ho pensato che la persona in questione avesse sicuramente una formazione come psicoterapeuta, nell’annuncio, infatti, scrive che il metodo è una sorta di psicoterapia (devo ammettere che non conoscevo l’esistenza di tale metodo miracoloso… forse a causa della mia mentalità primitiva come giustamente propone il professionista in questione).

Ho pensato anche che avesse una specializzazione in medicina, dato che si parla di dolore cronico a seguito di un intervento, ho immaginato che fosse opportuno avere conoscenze rispetto alla fisiologia umana e all’effetto di farmaci.

Insomma, io per un problema di questo tipo mi vorrei affidare a un professionista preparato.

Scopro invece che il professionista in questione non ha nessun titolo ufficiale riconosciuto a parte il diploma nel metodo Grinberg… leggete pure le notizie sul metodo su altre fonti.

Insomma, capisco che la cosa può allettare, con un tocco risolvo tutti i miei problemi…tra l’altro sembra che se non condivido tale metodo ho una “mentalità primitiva”. Che dire, ognuno ha i suoi limiti, io sceglierei una persona laureata in medicina e diplomata in psicoterapia, chiamatemi pure primitiva 😉

 

2) l’ingegnere informatico life coach ci spiega un metodo per essere felici che va bene per tutti

In questo mese sono andata alla presentazione di un libro che mi sembrava molto interessante perché pensavo trattasse temi psicologici. La presentazione inizia e l’autore si presenta come ingegnere informatico. Penso subito che non era quello che mi aspettavo però mi fa piacere ascoltare la sua storia di cambiamento personale, sarà deformazione professionale ma queste storie mi appassionano sempre.

Devo dire che effettivamente il processo che ha fatto era molto interessante e nel libro delineava quelli che, PER LUI, sono i 4 pilastri che l’hanno portato alla felicità.

Ora da qui a dire che questo metodo va bene per tutti secondo me ce ne vuole! Dall’essere riusciti a cambiare un aspetto della propria vita al mettersi a insegnare come fare agli altri… anche!

Risulta invece che l’ingegnere adesso si dedica a fare dei corsi di felicità e benessere con il suo miracoloso metodo di 4 pilastri che va bene per tutti.

L’ingegnere in questione ad esempio diceva che uno dei pilastri è la motivazione… sì, però ci sono anche molti problemi che non si risolvono così, problemi in cui la persona sa esattamente quello che dovrebbe fare per cambiare ma non riesce a farlo. Un esempio diffuso: smettere di fumare. Tutti sappiamo che fumare fa male, ma il fumatore, pur sapendolo, non riesce a smettere. E in questi casi che si fa? Come si applica il metodo magico dell’ingegnere life coach?

Ma non finisce qui, tra i pilastri c’era anche la mindfullness, che è un metodo molto utile, se fatto insieme a una persona preparata! Tra l’altro la mindfullness non è indicata per tutti, un recente studio dell’Università Brown (USA), condotto dalla psichiatra Willoughby Britton, descrive casi di allucinazioni, scompensi psicotici e quadri depressivi gravi relazionati con la pratica intensa di mindfullness.

La mia opinione è che va bene raccontare il proprio processo di cambiamento, però per alcune cose meglio affidarsi a professionisti preparati. A volte per cercare il benessere si va in contro a conseguenze anche disastrose!

 

3) Emergenza in aereo: il medico, che è anche un po’ psicologo, ti fa passare gli attacchi di panico pregando San Gennaro

Questo episodio è capitato in un viaggio in aereo dalla Spagna all’Italia.

Ero seduta nel posto corridoio, vicino a me c’era una coppia di italiani e nei sedili davanti era seduto un signore. Circa a metà del viaggio il signore seduto davanti si alza per andare in bagno, passa del tempo e il signore non torna. Ad un certo punto mi rendo conto che le assistenti di volo e alcuni curiosi si erano ammassati intorno al corridoio in prossimità del bagno. Dopo pochi secondi dall’altoparlante chiedono se c’è un medico a bordo. Nessuna risposta.

Dopo alcuni minuti rinnovano la richiesta e finalmente il mio vicino si alza con molta fretta. Io cerco di farlo passare il più velocemente possibile nonostante pensavo che non fosse medico perché alla prima richiesta non si era alzato.

Il medico va ad assistere il signore che evidentemente non stava bene e vedo che poco dopo ritornano al loro posto e fanno alzare le persone davanti per far stendere il signore. Il medico gli dice di stare tranquillo perché è seduto proprio dietro di lui, ho quindi modo di ascoltare tutta la conversazione.

A quanto pare il signore stava in realtà soffrendo un attacco di panico! Capisco che le assistenti di volo non possono essere esperte per riconoscere questo tipo di problema, ma magari un medico si, e magari sarebbe stato utile chiedere se ci fosse anche uno psicologo a bordo.

Il signore racconta in lacrime che si era trasferito in Spagna per amore e viveva fuori ormai da 20 anni.

Stava tornado a Napoli, la sua città natale, perché la relazione era finita malamente, lui aveva provato a rimanere in Spagna ma, per varie difficoltà, non era riuscito a rifarsi una vita e a malincuore aveva deciso di rientrare in Italia. Il problema è che durante il viaggio tutti i sentimenti di fallimento, paura, dolore si erano ammassati nella sua mente e gli impedivano di respirare tanto da generare un attacco di panico.

Il medico continuava a riportare l’attenzione del paziente sui sintomi… magari per una questione diagnostica… non sono medico quindi non intervengo.

In teoria la cosa migliore da fare nel momento in cui si diagnostica un attacco di panico è esattamente il contrario, cioè spostare l’attenzione dai sintomi corporei che altrimenti aumenterebbero.

Il paziente inizia a piangere copiosamente e si porta le mani alla gola dicendo che non riesce a respirare… appunto!

Il medico allora gli dice di non preoccuparsi che lui è lì dietro e che adesso gli passa. Gli domanda poi di dove è (a quel punto effettivamente il paziente si concentra su altro e sembra migliorare).

Il paziente racconta che è di Napoli, a quel punto il medico dice “anche io sono di Napoli, ci credi a San Gennaro?”

Il paziente lo guarda incredulo e risponde “veramente no, non sono molto credente”

Pensavo fosse una tecnica del medico e sinceramente all’inizio mi era sembrata molto efficace perché il paziente si era completamente concentrato sull’assurdità della domanda in quel contesto!

A quel punto il medico afferma “eh no! Ci devi credere a San Gennaro che quello ti aiuta!”

Rimango allibita e sinceramente non credo ci sia necessità di commentare…

 

4) Ma lo psicoterapeuta fa i massaggi?

Quest’ultimo caso in realtà mi è successo tempo fa, ma credo che sia degno di nota in questo articolo.

Un giorno vado a fare colazione al bar vicino lo studio prima di iniziare il lavoro. Il barista, che mi vedeva spesso fare colazione li, quel giorno vuole “attaccare bottone” vi riporto il dialogo perché è esilarante dal mi punto di vista:

“ma tu lavori qui vicino?”

“si ho lo studio proprio qui al lato”

“lo studio? E di che ti occupi?”

“sono psicoterapeuta”

Il volto del barista si illumina e con un enorme sorriso afferma “che bello! Il tuo è un lavoro fantastico!”

Io rimango un po’ sorpresa dall’entusiasmo perché di solito il nostro lavoro viene associato alla sofferenza (tra l’altro in modo anche errato perché l’obiettivo finale della terapia è esattamente il contrario e cioè il benessere), pertanto rispondo “grazie, sono contenta che apprezzi il nostro lavoro”

“certo, scherzi! Anche io vado qualche volta dallo psicoterapeuta!”

A questo punto mi viene un dubbio e domando “in che senso qualche volta? La relazione con uno psicoterapeuta normalmente è continuativa…”

“bè si, però mica posso andare tutte le settimane, vado solo quando mi fa un po’ male la schiena”

Il mio volto assume un’espressione di smarrimento totale e non posso far altro che ripetere incredula le parole del barista “vai quando ti fa male la schiena?”

A quel punto il barista si rende conto che ha frainteso qualcosa e dice “si, ma perché lo psicoterapeuta non fa i massaggi?”

Senza parole…

 

Penso che la situazione sia veramente preoccupante, molte persone non sanno a quali professionisti rivolgersi a seconda dei casi, ma soprattutto molte persone si spacciano per professionisti causando anche gravi danni, almeno dal mio punto di vista.

Ancor peggio sono i professionisti, che in teoria dovrebbero essere preparati su cosa sono abilitati o meno a fare, e che sconfinano in campi su cui in realtà non hanno competenze.

Per favore cari professionisti, fate il vostro lavoro! quello per cui avete studiato. Per favore non roviniamo l’immagine professionale di tutta la categoria.

Invito un po’ tutti alla riflessione, questi sono solo alcuni esempi ma ce ne sono sicuramente tanti altri nella vita di ognuno di noi.

A volte pensiamo che se andiamo a fare un’attività per il nostro benessere non può succederci nulla di male… sbagliato! Anche un massaggio dall’estetista può far danni se non è fatto bene!

Quindi attenzione alla salute, soprattutto quando si parla della vostra mente.

Ad esempio vi fareste togliere un dente da una persona senza titolo solo perché ha visto come si fa e a lui stesso hanno tolto un dente? Io no!

Il consiglio che vi do (e che io applico sempre quando mi rivolgo ad un professionista) è di controllare i suoi titoli professionali, andate sulla pagina dell’albo professionale per quella professione e controllate che il professionista in questione sia davvero un professionista.

Questo non protegge ovviamente dai professionisti che sconfinano in altri ambiti!

 

A voi è capitato qualcosa di simile? Se volete raccontarmelo si potrebbe scrivere un altro articolo per far comprendere la gravità della situazione ma soprattutto la sua diffusione.